Lavoro nero: quali sono le sanzioni previste dalla legge

by Redazione
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Il lavoro in nero o irregolare è da sempre una piaga per il mondo lavorativo: nonostante tutte le sanzioni legali che si rischiano, infatti, alcuni datori di lavoro, ancora oggi, impiegano personale senza comunicare l’assunzione al Centro per l’Impiego di riferimento e senza adempiere agli obblighi previsti in materia lavorativa, sia a livello contributivo, che a livello di sicurezza dei lavoratori.

Ovviamente, in questi casi, il lavoratore è privo di qualsiasi tutela: il datore di lavoro non versa contributi e, dunque, in caso di malattia, infortunio o licenziamento, al dipendente non spetta alcun risarcimento economico, inclusi tredicesima, quattordicesima e TFR, oltre che ovviamente il contributo NASPI da parte dell’INPS.

Tuttavia, la legge mette a disposizione del lavoratore alcuni strumenti di tutela, come, per esempio, la richiesta di regolarizzazione della propria posizione lavorativa, anche in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro tramite un Giudice del Lavoro o l’Ispettorato del lavoro che accerteranno la presenza di un rapporto di tipo subordinato.

Le sanzioni sul lavoro in nero

Il controllo della regolarità dei contratti di lavoro e, dunque, l’eventuale presenza di lavoratori in nero, spetta all’Inps e all’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Di solito i controlli vengono avviati in seguito a segnalazione. L’eventuale presenza di dipendenti non regolarmente assunti, l’organo competente provvede ad accertare la natura del rapporto lavorativo, il tipo di attività svolta e procede alla quantificazione di retribuzioni e contributi spettanti.

Per quanto attiene le sanzioni previste, la così detta Legge di Bilancio del 2019, prevede la maggiorazione degli importi delle sanzioni in tutti quei casi in cui le violazioni sano lesive della dignità dei lavoratori. Le sanzioni per il datore di lavoro variano in base alla durata del lavoro non regolarizzato: i rapporti di lavoro in nero di durata pari o inferiore a 30 giorni, prevedono una sanzione compresa tra i 1.800 euro e i 10.800 euro per ogni lavoratore non regolarmente assunto.

I rapporti di durata compresa fra i 31 e i 60 giorni lavorativi, comportano una sanzione tra i 3.600 euro e i 21.600 euro per ogni dipendente privo di contratto. Oltre i 60 giorni di lavoro irregolare, gli importi sanzionatori andranno dai 7.200 euro ai 43.200 euro per singolo dipendente.

I rischi del lavoro in nero

Per quanto riguardala presenza di un rapporto lavorativo, privo di copertura assicurativa, è importante sottolineare che anche il dipendente rischia di incorrere in delle sanzioni, in quanto percepisce redditi a cui non viene applicata ritenuta d’acconto: in seguito a accertamenti, dunque, il rischio per il dipendente è di vedersi richiedere dall’Agenzia delle Entrate le somme dovute per il recupero della tassazione.

Relativamente ai titolari di aziende che assumono personale in nero, oltre alle sanzioni già viste, essi possono essere colpiti da provvedimento di sospensione dell’attività, nel caso in cui i lavoratori irregolari corrispondano a un numero pari o superiore al 10% di quelli presenti sul luogo di lavoro.

Conclusioni

Insomma, le sanzioni in vigore per il lavoro nero sono chiare ed è bene attenersi alla legge, non soltanto per non essere multati ma anche per il rispetto delle persone con cui si ha a che fare, dipendenti e datori di lavoro.

Per evitare spiacevoli sorprese, quando si cerca lavoro è sempre bene capire che tipo di contratto si deve firmare e le condizioni alle quali viene stipulato. Ci sono portali come Jooble che elencano offerte di lavoro che spiegano in parte le condizioni, da approfondire sempre con un colloquio.

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