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TRIBUNALE DI ROMA, SENTENZA 14.7.2016. ISTANZA DI MEDIAZIONE DEPOSITATA OLTRE IL TERMINE DEI 15 GIORNI PREVISTI DAL DECRETO LEGISLATIVO N. 28/2010.

In questo caso specifico il Giudice Dott. Massimo Moriconi ritiene che si debba escludere qualsivoglia pronuncia di improcedibilità della domanda giudiziale poiché  la legge predica la improcedibilità della domanda giudiziale con riferimento diretto ed espresso al mancato esperimento del procedimento di mediazione e NON alla presentazione (nel termine di 15 gg) della domanda di mediazione.

“….Ciò sta a significare, almeno in prima approssimazione, che ciò che può produrre il drastico evento della improcedibilità della domanda giudiziale non è il ritardo nella presentazione della domanda di mediazione, bensì il mancato esperimento della procedura di mediazione.

“Da ciò deriva, evidentemente, che laddove il procedimento di mediazione sia stato esperito (sia pure con esito negativo), giammai potrà essere affermata l'improcedibilità della domanda giudiziale.

“…..Piuttosto e per contro, occorre considerare se e come la tardività del deposito della domanda possa incidere, in concreto, sulla valida instaurazione ed esperimento della procedura di mediazione.

Quella sì, a differenza del termine di 15 gg, questione che afferisce alla procedibilità della domanda……..Il mancato rispetto del termine assegnato dal giudice per l'introduzione della domanda di mediazione può impingere verso l'improcedibilità della domanda, sempre che possa ragionevolmente affermarsi che l'inadempimento (sotto il profilo del ritardo) sia sostanziale ed abbia inficiato e contagiato gravemente gli atti a seguire. Si tratta quindi di un valutazione che il giudice effettua caso per caso….”

Testo integrale:

In NOME del POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE di ROMA
SEZIONE Sez.XIII°
REPUBBLICA ITALIANA
Il Giudice dott. cons. Massimo Moriconi

nella causa tra

S.B. (avv.to D.C.)                                                                                                                 attrice

E

spa ...Assicurazioni in persona del suo legale rappresentante pro tempore (avv. to P.G.)

convenuta

ha emesso e pubblicato, ai sensi dell'art. 281 sexies cpc, alla pubblica udienza del
14.7.2016 dando lettura del dispositivo e della presente motivazione, facente parte integrale del verbale di udienza, la seguente

S E N T E N Z A

La motivazione che segue è stata redatta ai sensi dell'art.16-bis, comma 9-octies (aggiunto dall'art. 19, comma 1, lett. a, n. 2-ter, D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015, n. 132) decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221 secondo cui gli atti di parte e i provvedimenti del giudice depositati con modalità telematiche sono redatti in maniera sintetica.
Poiché già la novella di cui alla l.. 18 giugno 2009, n. 69 era intervenuta sugli artt.132 cpc e 118 att.cpc, prevedendo che la sentenza va motivata con una concisa e succinta esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, occorre attribuire al nuovo intervento un qualche significato sostanziale, che tale non sarebbe se si ritenesse che l'innovazione ultima sia puramente ripetitiva - mero sinonimo- del concetto già precedentemente espresso.
La necessità di smaltimento dei ruoli esorbitanti e le prescrizioni di legge e regolamentari (cfr. Strasburgo 2) circa la necessità di contenere la durata della cause, impongono pertanto applicazione di uno stile motivazionale sintetico che è stile più stringente di previgente alla disposizione dell'art. 19, comma 1, lett. a, n. 2-ter, d.l.83/2015
letti gli atti e le istanze delle parti,
osserva:
-1 I fatti rilevanti
L'incidente è accaduto in data 23.7.2011
Secondo quanto riferito dall'attrice, S.B. si trovava a bordo del motociclo Yamaha tg __ di proprietà di C.D.P. e guidato da G.V. che percorreva via di Brava proveniente da via della Pisana e diretto verso Casalotti allorché giunto all'intersezione con via Crispigni la moto Yamaha entrava in collisione con il motociclo BMW tg ___ di proprietà e condotto da V.S.A. il quale provenendo da via Crispigni si immetteva su via Brava senza dare la dovuta precedenza.
Interveniva la Polizia Municipale del Comune di Roma che redigeva verbale elevando contravvenzione a carico del conducente della moto BMV.
Lamentava spese mediche e danni alla persona di cui chiedeva il ristoro per l’importo totale di €.39.450,37
Si costituiva l’Assicurazione muovendo eccezioni varie (cfr. numero 3 infra).
Il giudice, disposta ed acquisita la consulenza medica espletata nel corso della mediazione, disponeva, con ordinanza del 15.12.2014, la mediazione demandata, per il caso che sulla proposta, che contestualmente formulava ex art.185 bis, le parti non avessero raggiunto un accordo.
-2- L'ordinanza del 16.11.2015 e l'invio in mediazione demandata
Con l'ordinanza del 16.11.2015 il giudice disponeva un percorso di mediazione demandata ai sensi del comma secondo dell'art.5 decr.lgs.28/2010 come modificato dal d.l.69/2013, che veniva regolarmente avviato dall'attrice.
Nell'ordinanza così argomentava:
"Le parti ben potrebbero pervenire ad un accordo conciliativo.
Con alcune premesse.
In particolare e specificamente allorché l’invio in mediazione sia stato effettuato da parte del Giudice ai sensi del riformato secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/10 si tratta non più di un semplice invito bensì un ordine presidiato da sanzioni, che presuppone peraltro, il previo effettuato vaglio, l' esame e la valutazione degli atti di causa da parte del magistrato che l'ha disposto.
Considerati i gravosi ruoli dei giudici ed i tempi computati in anni per le decisioni delle cause, una soluzione conciliativa, che va assunta in un'ottica non di preconcetto antagonismo giudiziario, ma di reciproca rispettosa considerazione e valutazione dei reali interessi di ciascuna delle parti, non potrebbe che essere vantaggiosa per tutte le parti. Specialmente se l’organismo di mediazione ed il mediatore saranno scelti in base ai criteri della competenza e della professionalità, necessari anche per la valorizzazione degli spunti di riflessioni offerti dal presente provvedimento.
Alle parti si assegna termine fino all'udienza di rinvio per il raggiungimento di un accordo amichevole.
Va fissato il termine di gg.15, decorrente dal 10.12.2015, per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del decr.legisl.4.3.2010 n.28;
con il vantaggio di poter pervenire rapidamente ad una conclusione, per tutte le parti vantaggiosa, anche da punto di vista economico e fiscale (cfr. art.17 e 20 del decr.legisl.4.3.2010 n.28), della controversia in atto.
Va ricordato che ai sensi e per l'effetto del secondo comma dell'art.5 decr.lgsl.28/'10 come modificato dal D.L.69/'13, come da diffusa e condivisa giurisprudenza, è richiesta l'effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata, laddove per effettiva si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa e che oltre agli avvocati difensori, siano presenti le parti personalmente; e che se da una parte la mancata o irrituale attivazione del procedimento di mediazione attinge alla stessa procedibilità della domanda, dall’altra la mancata o irrituale partecipazione delle parti, senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione demandata dal giudice, è comportamento valutabile nel merito della causa ex art.116 cpc, e può integrare dolosa (o gravemente colposa) renitenza ad un ordine del giudice (per quanto rileva ai fini dell’applicazione dell’art.96 III° cpc)
Infine, il mediatore potrà se del caso, e sull’accordo delle parti, nominare un consulente medico, iscritto nell’albo del tribunale, al fine di accertare la sussistenza e natura dei danni alla persona dell’attrice (nota  1)
Infine e se del caso, in conformità a quanto previsto dal Regolamento dell’Organismo, il mediatore potrà, tenuto anche conto di quanto osservato in nota 1, formulare una proposta ai sensi dell’art.11 decr.lgsl.28/10, opportunamente tenendo conto di ogni circostanza del caso.
Nella suddetta ordinanza, il giudice esponeva alcuni profili sui quali in particolare le parti avrebbero potuto condurre la discussione.
Si tratta, quanto all’attrice, di soggetto trasportato, dovendosi pertanto in linea generale ammettere che la discussione dovrebbe vertere più che sull’an sul quantum. Per contro, valgono le previsioni di cui al combinato disposto degli artt.167 e 115 cpc, per quanto potrebbe conseguirne a carico dell’attrice, in ordine alla specifica doglianza dell’assicurazione secondo cui l’attrice pur ritualmente invitata non si è presentata a visita medica. Inoltre vale ricordare che laddove la lesione accertata risulti di lieve entità ai sensi dell’art.139 Decr.legsl.7.9.2009 n.209 - cod. assicurazioni private - il consulente, come per disposto espresso di legge - potrà affermare l’esistenza di una lesione produttiva di danni temporanei e permanenti solo se tale affermazione consegua ad accertamenti visivi ovvero clinici strumentali obiettivi
Nessun soggetto si è presentato per la compagnia di Assicurazione benché ritualmente convocata dall'attrice, nel procedimento di mediazione.
Pur in assenza della parte convenuta, l'attrice chiedeva al mediatore (come risulta dal verbale e prendendo spunto da quanto osservato dal giudice nella ordinanza del 16.11.2015, - nota 2) che il procedimento di mediazione non fosse dichiarato concluso e che fosse espletata una C.T.M. al fine di determinare gli esiti dei danni alla persona conseguenti al sinistro, in un'ottica pur sempre finalizzata al possibile conseguimento di un accordo, con la comunicazione della relazione alla parte assente ed invito alla stessa a rappresentare se vi fosse un interesse a partecipare, quanto meno dopo tale incombente, al successivo già fissato incontro di mediazione.
La compagnia assicuratrice non si presentava neppure all'incontro programmato dal mediatore (e comunicatole) successivo al deposito della relazione
-3- Le risultanze probatorie ed il risarcimento dei danni
Va premesso che non vi è contestazione sull'an. Nel senso che le eccezioni su tale punto sollevate dalla convenute sono ictu oculi senza pregio.
L'attrice lamenta esattamente il contrario di ciò che l'Assicurazione predica, vale a dire di aver richiesto di essere sottoposta a visita medica invano. In ogni caso è giurisprudenza pacifica che l'eventuale mancata adesione all'invito di sottoporsi a visita non comporta improcedibilità della domanda.
L'attrice è munita di rituale procura alle liti sicché l'eccezione che nella fase stragiudiziale la B. sia stata assistita da altro procuratore è irrilevante.
Infine che il conducente della moto sulla quale la B. era trasportata abbia introdotto una causa per il ristoro del danno fisico è del tutto irrilevante non essendovi alcun obbligo, come sembra ritenere l'Assicurazione, di agire di concerto nello stesso giudizio (conducente e trasportato)
L'evento dannoso è accaduto in data 23.7.2011 quando S.B. aveva 22 anni.
E’ importante indicare la data del fatto in quanto dal marzo 2001 (l.5.3.2001 n.57) è in vigore il sistema del punto legale al quale il giudice in virtù della legge 12.12.2002 n.273 e successive può derogare in aumento, per le micropermanenti, solo nella misura di un quinto (nota 2)
Ne consegue che per quanto riguarda il danno biologico permanente da 1 a 9 punti (che è il caso in esame) ed il danno biologico temporaneo vanno applicate le norme suindicate e le relative tabelle applicative (derivanti dai decreti ministeriali, con aggiornamento all'attuale).
Per quanto invece concerne:
1. il danno biologico (temporaneo e permanente) relativo ad aree diverse da quella dei danni derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti ed
2. il danno biologico permanente derivante da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti per il quale i postumi delle lesioni sono superiori al nove per cento,
il sistema seguito per la valutazione del danno biologico muove dal valore di punto che rappresenta il criterio più ampiamente diffuso nell’ambito del Tribunale di Roma.
Premesso che il fatto in sé costituisce reato di lesioni colpose, non v’ha dubbio che debba essere riconosciuto all'attrice (a prescindere dall’esistenza o meno di querela) la voce di danno non patrimoniale relativa alla sofferenza ed al patimento che ne sono derivati (descrittivamente danno morale) con applicazione, per la quantificazione, dell'aumento consentito dal già richiamato art.139 del Codice delle Assicurazioni Private
Esaminata la relazione dell'esperto in mediazione (prova atipica che è valutata liberamente dal giudice – nota 3), ben motivata ed immune da errori o vizi logico-tecnico-giuridici, ed in assenza di specifiche e valide contestazioni, si può condividere che l’attrice ha subito a seguito dell'evento i seguenti danni:

  1. invalidità permanente 4 %
  2. invalidità temporanea 100% di gg.7
  3. invalidità temporanea 50% di gg.15
  4. spese medico-sanitarie per la persona (€.696,00)

Ai fini della quantificazione del danno (e di ogni sua componente, in particolare della personalizzazione in aumento) si valorizza la circostanza della mancata ed ingiustificata adesione al procedimento di mediazione da parte della spa U. S. Assicurazione, ex art. 8 decr.lgsl 28/2010 e art. 116 cpc – nota 4
Le somme riconosciute sono la risultanza della rivalutazione alla data della decisione (secondo le tabelle aggiornate): ed invero solo attraverso il meccanismo della rivalutazione monetaria è possibile rendere effettivo il principio secondo cui il patrimonio del creditore danneggiato deve essere ricostituito per intero (quanto meno per equivalente); essendo evidente che, pur nell’ambito del vigente principio nominalistico, altro è un determinato importo di denaro disponibile oggi ed altro è il medesimo importo disponibile in un tempo passato).
Comprendono altresì il danno consistente nel mancato godimento da parte della danneggiata dell’equivalente monetario del bene perduto per tutto il tempo decorrente fra il fatto e la sua liquidazione. Ed invero devesi a tale fine fare applicazione delle presunzioni semplici in virtù delle quali non si può obliterare che ove il danneggiato fosse stato in possesso delle somme predette le avrebbe verosimilmente impiegate secondo i modi e le forme tipiche del piccolo risparmiatore in parte investendole nelle forme d’uso di tale categoria economica (ad esempio in azioni ed obbligazioni, in fondi, in titoli di Stato o di altro genere) ricavandone i relativi guadagni. Con tali comportamenti oltre a porre il denaro al riparo dalla svalutazione vi sarebbe stato un guadagno (che è invece mancato) che pertanto è giusto e doveroso risarcire, in via equitativa, con la attribuzione degli interessi legali.
Il calcolo di tali interessi viene effettuato in virtù della sentenza del 17.2.1995 n.1712 della Suprema Corte procedendo prima alla devalutazione alla data del fatto dannoso degli importi che erano stati rivalutati alla data della sentenza; e successivamente calcolando sugli importi rivalutati anno per anno i relativi interessi legali ai tassi stabiliti per legge anno per anno, senza alcuna capitalizzazione.
In definitiva a S.B. spetta complessivamente la somma di €.6.100,00 , oltre interessi legali fino al saldo.
-3- La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all'incontro di mediazione da parte dell'assicurazione
Mentre nessuna comunicazione è giunta all'Organismo da parte dell'Assicurazione circa la non disponibilità della stessa a partecipare alla mediazione, all'udienza di verifica del 28.4.2016 l'avvocato dell'Assicurazione eccepiva l'improcedibilità della domanda per la tardività con la quale era stata introdotta la mediazione, tardività asseritamente posta alla base della non partecipazione dell'Assicurazione.
Il difensore dell'attrice precisava all'udienza del 28.4.2016 che l'istanza di mediazione era stata inviata a mezzo PEC il sedicesimo giorno.
A) In linea generale devesi affermare l'insussistenza di un giustificato motivo per la non partecipazione al procedimento di mediazione da parte dell'Assicurazione per le seguenti ragioni,
il nuovo testo dell'art.8 del decr.lgsl.28/10 prevede che al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento. La norma è stata, condivisibilmente, interpretata dalla giurisprudenza nel senso che solo in presenza di ragioni formali dirimenti (più precisamente di questioni pregiudiziali che ne impediscano la procedibilità) sia ammissibile fermarsi alla fase introduttiva del primo incontro senza procedere oltre. In questo contesto, è ben arduo ravvisare un caso in cui possa sussistere un giustificato motivo che autorizzi l'assenza tout court davanti al mediatore della parte convocata, e ciò per la semplice ragione che qualunque addetto ai lavori ben sa quanto ogni questione, di merito o di rito, sia opinabile e passibile di diversa interpretazione da parte delle corti; con la conseguenza che pressoché ogni conflitto - ove sussista lealtà e non intenti dilatori - è mediabile;
non può essere obliterato che a monte del provvedimento di invio in mediazione vi è la valutazione del giudice che ha esaminato gli atti, studiato le posizioni delle parti, ed infine adottato un provvedimento che, in relazione alle circostanze tutte indicate dal secondo comma dell'art.5 decr.lgsl.28/2010, testimonia il convincimento maturato dal magistrato circa l'utilità di un percorso di mediazione nell'ambito del quale le parti avrebbero potuto approfondire e discutere liberamente le rispettive posizioni fino al raggiungimento di un accordo per entrambe vantaggioso.
B) Specificamente sul punto della eccepita tardività dell'introduzione del procedimento di mediazione da parte dell'attrice, che è stata dedotta sia quale giustificata causa ostativa alla partecipazione dell'Assicurazione e sia quale causa di improcedibilità della domanda giudiziale, si osserva quanto segue.
La problematica in esame involge esclusivamente la mediazione obbligatoria e quella demandata.
Ed invero l'art.5 commi 1 bis e secondo del decr. lgsl.28/2010 prevedono che il giudice con il provvedimento che dispone la mediazione concede il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda – nota 5 .
La norma disciplina al comma 1 bis il caso in cui, nelle materie in cui la mediazione è obbligatoria, non sia stato introdotto il procedimento di mediazione.
Laddove il giudice abbia disposto la mediazione ai sensi del secondo comma l’esperimento del procedimento di mediazione (così testualmente la legge, n.d.r) è condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di giudizio di appello.
Sporadiche pronunce di merito hanno ritenuto che alla semplice formale inosservanza del rispetto del termine di quindici giorni assegnato dal giudice ai sensi delle predette norme, consegua, attesa la perentorietà intrinseca del termine, l'inutilità della domanda di mediazione, da considerarsi tamquam non esset, con conseguente improcedibilità della domanda giudiziale.
Tale opinione non è condivisibile per le ragioni di seguito esposte.
B.1.
 

Come è notorio l'art. 152 cpc distingue i termini in perentori ed ordinatori.
I primi in particolare sono previsti dalla legge o assegnati dal giudice quando la legge lo autorizza a farlo.
La perentorietà è di regola esplicitata espressamente dalla legge, ritenendosi tuttavia dalla giurisprudenza che possa altresì desumersi dalla funzione assegnata all'atto da compiersi
Prendendo in esame il termine di 15 gg che il giudice assegna per l'introduzione della mediazione demandata occorre in primo luogo chiedersi se il richiamo alla disposizione di cui all'art. 152 cpc , operato da chi ritiene il termine perentorio, sia appropriato.
Che infatti l'atto sia perentorio ovvero che non lo sia è questione logicamente secondaria rispetto a quella preliminare che la lettura della norma codicistica evoca.
Vale a dire se si possa predicare che la domanda di mediazione (che è l'atto al quale è funzionale il termine) sia un atto del processo
Posta in tal modo la questione, la risposta è agevole: la domanda di mediazione NON è, all'evidenza, un atto del processo, con la conseguenza che predicare la perentorietà del termine - che correlativamente non è un termine del processo. - di 15 per la sua presentazione, è fuori luogo.
Ne consegue la inconferenza del richiamo alla perentorietà (o meno) del suddetto termine
Per completezza, vale sottolineare che benché la dicotomia termine perentorio- termine ordinatorio sia di uso comune non sembra potersi affermare che sia universalmente ben chiaro il significato e la differenza di tali termini.
Capita ad esempio di leggere, anche in documenti giudiziari, che in applicazione della disciplina di cui all'art. 153 cpc (prorogabilità del termine ordinatorio - nota 6) la mancata tempestiva richiesta di proroga di un termine ordinatorio, scaduto, lo trasforma in perentorio.
L'affermazione è fuorviante e prova troppo.
In realtà, al fine di non perdere la rotta, è bene avere presente quale rassicurante stella polare il seguente principio: un termine va indubitabilmente considerato (che sia o meno dichiarato tale dalla legge) perentorio (solo) se la legge fa derivare dalla mancata tempestiva esecuzione dell'attività al termine stesso soggetta, conseguenze sanzionatorie a carico di chi il termine non ha rispettato.
Anche sotto tale precisa e corretta prospettiva valutativa, lo scrutinio della natura del termine di 15 gg di cui trattasi non può in alcun caso essere considerato perentorio, non essendo prevista dalla legge per la sua inottemperanza alcuna sanzione.
B.11.
Invero, la legge predica la improcedibilità della domanda giudiziale con riferimento diretto ed espresso all'esperimento del procedimento di mediazione e NON alla presentazione (nel termine di 15 gg) della domanda di mediazione.
Ciò sta a significare, almeno in prima approssimazione, che ciò che può produrre il drastico evento della improcedibilità della domanda giudiziale non è il ritardo nella presentazione della domanda di mediazione, bensì il mancato esperimento della procedura di mediazione.
Da ciò deriva, evidentemente, che laddove il procedimento di mediazione sia stato esperito (sia pure con esito negativo), giammai potrà essere affermata l'improcedibilità della domanda giudiziale.
 

Resta da esaminare l'ipotesi che il procedimento di mediazione, introdotto con domanda tardiva, NON sia stato esperito per la mancata comparizione della parte convenuta, tanto più, come nel caso che ci occupa, che proprio la tardività della introduzione della domanda sia stata addotta dalla parte convocata per la sua mancata comparizione.
 

In altre parole, si tratta di verificare se ed in quali casi in presenza di domanda di mediazione tardivamente introdotta, e di mediazione non compiutamente esperita per l'assenza della parte convocata, l'irritualità della domanda (che tale potrebbe qualificarsi la domanda tardiva) e della mediazione così introdotta, possa equivalere ad assenza della domanda ( e della mediazione)
 

La legge prevede (art. 6 primo comma) che il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a tre mesi
Come visto l'art.5 del decr. lgsl.28/2010 prevede che il giudice con il provvedimento che dispone la mediazione concede il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda – nota 7
A seguito della presentazione della domanda di mediazione l'organismo deve nominare un mediatore e fissare il primo incontro entro 30 gg dal deposito della domanda di mediazione (nota 8).
 

La durata della mediazione, anche nei casi di cui all'art. 5 commi 1 bis e 2, non può superare la durata di tre mesi.
 

E ciò a prescindere dalla data effettiva di presentazione della domanda, e ciò in quanto mentre in linea generale la legge (art.6 secondo comma prima parte) prevede che il termine di tre mesi decorre dalla data di deposito della domanda di mediazione, negli specifici casi -  nota 9 - di cui all'art. 5 comma 2 della legge art. 6 il termine di tre mesi decorre dalla scadenza di quello fissato dal giudice per il deposito della stessa (art. 6 secondo comma seconda parte)
L'art. 3 comma tre del decr.lgsl.28/10 prevede che gli atti del procedimento di mediazione non sono soggetti a formalità
Tale disposizione aiuta a comprendere anche a prescindere da quanto osservato al punto B.1., come in nessun caso i termini contenuti nel decr.lgs.28/10, possano essere considerati perentori.
Lo stesso termine di tre mesi di cui all'art.6 non lo è, essendo unanimemente ammesso che sull'accordo delle parti, in presenza di circostanze quali il protrarsi delle trattative e degli incontri di mediazione, tale termine possa essere prorogato (evento questo incompatibile con una ipotetica perentorietà del termine , cfr. art. 152 primo comma cpc)
Tutto ciò che precede consente di comprendere esattamente, tirando le fila del discorso, come la questione del mancato rispetto del termine di 15 gg di cui all'art. 5 decr. lgsl.28/10 non possa essere correttamente impostata ragionando sulla natura perentoria (o meno) del termine stesso.
 

Piuttosto e per contro, occorre considerare se e come la tardività del deposito della domanda possa incidere, in concreto, sulla valida instaurazione ed esperimento della procedura di mediazione.
Quella sì, a differenza del termine di 15 gg, questione che afferisce alla procedibilità della domanda.
B.111
Il mancato rispetto del termine assegnato dal giudice per l'introduzione della domanda di mediazione può impingere verso l'improcedibilità della domanda, sempre che possa ragionevolmente affermarsi che l'inadempimento (sotto il profilo del ritardo) sia sostanziale ed abbia inficiato e contagiato gravemente gli atti a seguire.
Si tratta quindi di un valutazione che il giudice effettua caso per caso.
Un esempio aiuta a comprendere.
La domanda di mediazione disposta dal giudice viene introdotta con molto ritardo rispetto a quanto disposto, a soli dieci giorni dall'udienza di verifica fissata ai sensi del secondo comma dell'art. 5 del decr. lgs.28/10.
L'organismo non fa in tempo a fissare un incontro di mediazione in tempo utile affinché questo possa svolgersi regolarmente (e prima dell'udienza)
Il giudice, valutata ogni circostanza, oggettiva e soggettiva in merito alle ragioni del ritardo, non avendo alcun obbligo di concedere un ulteriore termine per lo svolgimento della mediazione nota  10, dichiarerà improcedibile la domanda giudiziale.
Come l'esempio rende icasticamente evidente, l'improcedibilità consegue non alla perentorietà - che non esiste- del termine per l'introduzione della domanda, ma all'esito del procedimento di mediazione, il cui deficit (imputabile all'istante) equivale all'assenza della mediazione.
L'esempio è estremo, ma il rispetto del termine assegnato dal giudice è raccomandabile perché il mancato svolgimento o la non conclusione del procedimento di mediazione (tardivamente introdotto) alla data dell'udienza di verifica può impingere verso l' improcedibilità della domanda giudiziale.
Quale corollario di quanto precede, giammai potrà essere dichiarata l'improcedibilità della domanda giudiziale, pure in presenza di ritardo nel deposito della domanda di mediazione disposta ai sensi del secondo comma dell'art. 5 della legge, allorché alla data dell'udienza di verifica il procedimento di mediazione sia stato comunque esperito effettivamente; laddove per effettivamente si intende che il mancato accordo non sia dipeso dalla eccepita tardività della domanda di mediazione, nel quale caso il giudice effettuerà le verifiche del caso, escludendo qualsiasi rilevanza del ritardo laddove, come in questo caso (ritardo di un giorno), sia del tutto impensabile che la mancata partecipazione della parte convocata possa essere giustificata a causa di un ritardo così lieve che non aveva (e di fatto non ha avuto) nessuna possibilità di compromettere l'attuazione, da parte dell'organismo compulsato, delle regolari attività del procedimento di mediazione, da svolgersi in tempo utile prima dell'udienza di verifica.
-4 - Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione previste dal decr.lgsl.28/2010 - La sanzione del pagamento a favore dell'erario di una somma pari al contributo unificato.
Non avendo partecipato, ingiustificatamente, spa .... Assicurazioni al procedimento di mediazione al quale era stata convocata la stessa va condannata al versamento all’Erario di una somma corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.
La cancelleria provvederà alla riscossione.
-5- Le spese processuali.
Le spese (che vengono regolate secondo le previsioni – orientative per il giudice che tiene conto di ogni utile circostanza per adeguare nel modo migliore la liquidazione al caso concreto- della l.24.3.2012 n.27 e del D.M. Ministero Giustizia 10.3.2014 n.55) vengono liquidate e distratte come in dispositivo.
La sentenza è per legge esecutiva.-

P.Q.M.

definitivamente pronunziando, ogni contraria domanda eccezione e deduzione respinta, così provvede:
1. CONDANNA la spa ... Assicurazioni al risarcimento dei danni che liquida in favore di S. B. nella complessiva somma di €.6.100,00, oltre interessi legali dalla data della sentenza al saldo;
2. CONDANNA la spa.... Assicurazioni al pagamento delle spese di causa che liquida in favore del difensore antistatario di S.B. avv. D. C. in complessivi €.3.000,00 per compensi oltre IVA, CAP e spese generali;
3. CONDANNA la spa ...Assicurazioni al pagamento in favore dell'Erario di una somma corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio, mandando alla cancelleria per la riscossione;
4. SENTENZA esecutiva.-
Roma lì 14.7.2016
Il Giudice
dott.cons.Massimo Moriconi
 
 
 

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