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IL PROCEDIMENTO DI MEDIAZIONE

(modificato dalla legge di conversione decreto del fare n.98/2013)

 

Il procedimento di mediazione deve essere regolamentato autonomamente da ogni organismo di mediazione. Il regolamento deve contenere le regole di nomina del mediatore (affinché ne sia garantita l'idoneità e l'imparzialità) e garantire la riservatezza del procedimento. Gli atti del procedimento non sono assoggettati a rigide procedure.

Si accede alla mediazione con una apposita istanza rivolta all’organismo di mediazione accreditato presso il Ministero della Giustizia, che deve contenere le generalità delle parti e dei loro rappresentanti, l'indicazione dell'organismo scelto, l'oggetto della domanda e le ragioni a fondamento della stessa. Alla domanda debbono essere allegati tutti i documenti utili a supportare la propria pretesa. La legge di conversione del “decreto del fare” ha reso obbligatoria la presenza dei legali in mediazione. Le parti in lite, quindi, come sono solite fare per le cause giudiziali, dovranno prima di tutto individuare un Avvocato che le accompagni in mediazione.

Con l’entrata in vigore della Legge n. 98 del 2013 è stato altresì introdotto il vincolo per la scelta dell’organismo di mediazione, che dovrà per forza avere sede (o una delle sedi) nel luogo in cui si trova il Giudice territorialmente competente per la relativa controversia. E’ stato mantenuto il criterio della c.d prevenzione per stabilire quale sia l’ Organismo competente a gestire la procedura di mediazione nel caso in cui le parti si siano rivolte a più Organismi territorialmente competenti. In questo caso, prevarrà l'Organismo di Mediazione presso il quale sia stata depositata per prima la relativa istanza di Mediazione.

La legge di conversione del decreto del fare ha poi ulteriormente valorizzato la scelta effettuata dal governo di trasformare il primo incontro in una sorta di sessione informativa nella quale le parti devono valutare, insieme ai propri legali e alla presenza del Mediatore, se vi siano o meno le reali condizioni  per procedere oltre nel tentativo di mediazione. Questo primo incontro, ove le parti non decidano di proseguire oltre, vale comunque ad assolvere alla condizione di procedibilità del giudizio.

L'Avvocato, all'atto del conferimento dell'incarico, è tenuto a informare l'assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle agevolazioni fiscali previste. È altresì tenuto ad informare l'assistito dei casi in cui l'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L'informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto e nel caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l'avvocato e l'assistito è annullabile. Tale comunicazione è sottoscritta dall’assistito e deve essere allegata all’atto introduttivo dell'eventuale giudizio.

Una volta ricevuta la domanda di mediazione, l’Organismo di mediazione designa un mediatore. Nelle controversie che richiedono specifiche competenze tecniche, l'organismo ha la facoltà di nominare uno o più mediatori ausiliari.

Il responsabile dell'organismo fissa il primo incontro entro trenta giorni dal deposito della domanda di mediazione. In seguito ne dà comunicazione all'altra parte con qualunque mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione.

Il procedimento si svolge senza formalità presso una delle sedi dell'organismo di mediazione territorialmente competenti. Il mediatore deve adoperarsi affinché le parti raggiungano un accordo amichevole per la soluzione della controversia. In nessun caso il mediatore può decidere sulla controversia, ma può soltanto proporre una soluzione transattiva al fine di evitare il giudizio.

Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione il Giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio civile ai sensi dell’articolo 116, seconda comma, del cpc. Quanto alle conseguenze economiche il Giudice deve condannare la parte costituita che, nei casi previsti dall’art. 5 di mediazione obbligatoria, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.

La mediazione può avere tre potenziali esiti: positivo (accordo amichevole); negativo (per mancato accordo amichevole o per mancata accettazione della proposta del mediatore); negativo (per mancata adesione della parte convocata).

Qualora tutte le parti aderenti alla mediazione siano assistite da un Avvocato, l’accordo che sia stato sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati ha l’efficacia di titolo esecutivo nei limiti previsti dall’art. 12 del D. Lgs. n. 28/2010. Per conseguire tale efficacia gli avvocati devono attestare e certificare la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. In ogni altro caso, l’accordo allegato al verbale è omologato, su istanza di parte, con decreto dal Presidente del Tribunale competente, previo accertamento della regolarità formale e del rispetto delle norme imperative e dell’ordine pubblico.

Il verbale omologato costituisce titolo esecutivo per l'espropriazione forzata, per l'esecuzione in forma specifica e per l'iscrizione di ipoteca giudiziale.

Se l'accordo non viene raggiunto, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione dopo aver informato le parti delle possibili conseguenze relative al pagamento delle spese processuali. Egli può comunque formulare la proposta in qualunque momento del procedimento, se le parti gliene fanno concorde richiesta. La proposta di conciliazione è comunicata alle parti per iscritto ed esse, sempre per iscritto ed entro sette giorni, fanno pervenire al mediatore l'accettazione o il rifiuto della proposta (in mancanza di una risposta nel termine, la proposta si considera rifiutata). Se tutte le parti aderiscono alla proposta, il mediatore forma processo verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dal mediatore.

Qualora la conciliazione non giunga ad esito positivo, il mediatore forma processo verbale con l'indicazione della proposta e delle ragioni del mancato accordo; anche in questo caso, il verbale viene sottoscritto dalle parti e dal mediatore. Nello stesso verbale, il mediatore indica la eventuale mancata partecipazione di una delle parti al procedimento di mediazione. Il processo verbale è depositato presso la segreteria dell'organismo ed una copia viene rilasciata alle parti che la richiedono.

Nel caso in cui successivamente si proceda in giudizio e qualora vi sia piena corrispondenza tra il contenuto della proposta formulata dal mediatore e il provvedimento che definisce il giudizio, è prevista una rilevante eccezione al principio della soccombenza: il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente nonché al pagamento di un'ulteriore somma a favore dello Stato a titolo di sanzione.

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