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LA MEDIAZIONE ALL’ESAME DELL'UNIONE EUROPEA. RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO SULL’APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA 2008/52/CE RELATIVA ALL'ISTITUTO DELLA MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE

E’ tuttora in corso presso la Commissione istituita dal Ministro Orlando uno studio teso   ad «armonizzare e razionalizzare un quadro normativo che attualmente sviluppa forme eterogenee di strumenti negoziali, a causa dei ripetuti interventi legislativi sulla materia, adottati per favorire la formazione e lo sviluppo di una cultura della conciliazione, agevolandone l’uso e abbattendone i costi».

Proprio in questa fase di confronto e dibattito (Il mandato conferito alla Commissione scade il 30 settembre ma il Presidente  Guido Alpa, alla fine di luglio ha chiesto un rinvio per poter meglio approfondire alcune questioni) è stato pubblicato un documento  che la  Commissione Europea ha presentato al Parlamento Europeo al fine di relazionare sull’attuazione nei Paesi membri della Direttiva (2008/52/CE) in materia di ADR interamente dedicata alla mediazione delle controversie civili e commerciali. 

La relazione che annovera tra le principali fonti di informazione uno studio sull’attuazione della Direttiva condotto nel 2013 e poi aggiornato nel marzo 2016, ma anche una consultazione pubblica svoltasi negli ultimi tre mesi del 2015, rileva come l’attuazione della Direttiva abbia avuto un «impatto significativo sulla legislazione di diversi Stati membri» (l’impatto varia in base al livello preesistente dei sistemi di mediazione nazionali), sensibilizzando i legislatori dei paesi membri ai vantaggi della mediazione e, in sintesi, fornendo «valore aggiunto europeo».
 

Una valutazione complessiva estremamente positiva rispetto alla quale nella consultazione pubblica sono state segnalate talune difficoltà pratiche nel funzionamento (come è accaduto proprio in Italia) «connesse principalmente alla mancanza di una “cultura” della mediazione».

In estrema sintesi la valutazione della Commissione  dimostra che in questo stadio non è necessario modificare la direttiva ma che la sua applicazione può essere ulteriormente migliorata: gli Stati membri dovrebbero, ove necessario e opportuno, adoperarsi maggiormente per promuovere e incoraggiare l’uso della mediazione attraverso i diversi mezzi e meccanismi previsti nella direttiva ed esaminati nella relazione. In particolare, occorrerebbero ulteriori sforzi a livello nazionale per aumentare il numero di controversie per la cui risoluzione le autorità giurisdizionali invitano le parti a ricorrere alla mediazione. Esempi di migliori prassi al riguardo sono: l’obbligo per le parti di indicare nelle domande presentate agli organi giurisdizionali se la mediazione è stata tentata; in particolare in materia di diritto di famiglia, la partecipazione a sessioni informative obbligatorie nel quadro di un procedimento giudiziario e l’obbligo per l’organo giurisdizionale di considerare la mediazione in ogni fase del procedimento giudiziario; gli incentivi finanziari che rendono la mediazione economicamente più attrattiva rispetto al procedimento giudiziario; la possibilità di rendere esecutivo l’accordo di mediazione senza richiedere necessariamente il consenso di tutte le parti dell’accordo;

In conclusione, la Commissione Europea ritiene che la mediazione possa contribuire nel breve periodo «a evitare procedimenti giudiziari inutili a spese dei contribuenti e a ridurre i tempi e i costi associati alle controversie giudiziarie» e, a lungo termine, possa consentire di «creare una cultura non contenziosa in cui non esistono né vincitori, né perdenti, ma partner».

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